Mi piace ricordare...

Lo dico subito, non sono uno scrittore. Metto le mani avanti per chi storcerà il naso, quando in libreria troverà - speriamo - il mio libro e ne resterà sbigottito: “Ma come, Antonio Chicoli è diventato uno scrittore?”, si domanderà meditabondo, rimanendo interdetto, mi auguro solo per qualche secondo.

Detto questo, veniamo al manoscritto, che definire romanzo è una parola grossa, ma in effetti lo è. E’ iniziato tutto per gioco. Quando ho detto a mia moglie che stavo scrivendo un libro, lei mi ha detto… lasciamo perdere, meglio non dirlo, sorvoliamo. Ma io ho deciso di andare avanti. Il più delle volte di notte e qualche volta di giorno, tra un’udienza e l’altra, e il lavoro di studio. A questo punto ci voleva qualcosa più forte per farmi smettere di scrivere, così un’ischemia ha tentato di fermarmi. Per un momento ce l’aveva anche fatta, ma poi si è arresa alla mia voglia di perseguire il mio obiettivo. Era diventata una scommessa da vincere.

Più scrivevo e più mi complicavo la vita. Non solo c’erano le cause da portare avanti, ma anche una trama che cambiava ogni giorno, tanto che a un certo punto mi sono perso l’assassino: “Oh Dio mio! E adesso da chi ho fatto uccidere quel tizio?!”

Insomma, scrivere è veramente impresa titanica. Il lettore mi dirà che non è che abbia fatto la scoperta dell’acqua calda, e anche questo è vero, ma ci sono riuscito. Bene o male non lo so. Comunque vada, mi sono divertito.

Napoli, 18 Maggio 2011                                                                                                      A.C.